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The Alan Parsons Project

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The Alan Parsons Project

Messaggioda barbatrucco » lun 20 lug 2015, 16:20

Tra i personaggi di rilievo nella storia della musica pop in senso ampio e alto, Alan Parsons è uno di quelli che occupa un posto molto particolare.

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Nato a Londra nel 1948 e appassionatosi fin da bambino allo studio della musica, iniziò giovanissimo a lavorare come ingegnere del suono ai celebri Abbey Road Studios collaborando al quasi omonimo disco dei Beatles pubblicato nel 1969, per poi mettere la firma come ingegnere del suono effettivo su, fra gli altri, due capolavori dei Pink Floyd come "Atom Heart Mother" e "The Dark Side of the Moon" nonché su alcuni dischi di Al Stewart e in particolare sui classici album "The Year of the Cat" e "Time Passages", per non parlare di "Rebel" di John Miles trainato da un altro grande e memorabile successo come "Music".
Caratteristico nell'espandere il suo ruolo di ingegnere a quello di produttore di fatto grazie alle sue conoscenze sia tecnologiche che strettamente musicali, tanto che in diversi lavori svolse ufficialmente entrambi i compiti, aveva creatività sufficiente per farsi stare stretto il ruolo, di per sé non piccolo, di autodefinitosi "regista della sala d'incisione", desiderando dopo qualche anno un suo progetto musicale.
Questa aspirazione divenne realtà grazie all'incontro con il compianto Eric Woolfson, avvocato dal bel timbro vocale e con una parallela carriera di autore di canzoni che aveva nel cassetto alcuni brani ispirati all'opera di Edgar Allan Poe, ed è così che i due, unendo la loro creatività e scrivendo altro materiale, registrarono "Tales of Mystery and Imagination" pubblicato nel 1976: l'album si avvaleva di collaboratori di prima categoria quali i cantanti Arthur Brown dell'omonimo Crazy World (quello che si esibiva con una pira di fuoco in testa cantando "Fire") e Terry Sylvester degli Hollies, le band Ambrosia e Pilot con cui l'ingegnere aveva già lavorato, il citato John Miles e molti altri; ma, naturalmente, il nucleo creativo e strumentistico essenziale risiedeva e continuerà a risiedere nel duo Parsons-Woolfson, con quest'ultimo a fungere anche da cantante come spesso farà in futuro.
L'album contiene il primo classico, probabilmente, del "progetto": "The Raven", ispirato come è ovvio alla poesia di Poe.



"Tales of Mystery and Imagination" traccia le rotte di quello che con gli adattamenti sonori dovuti alle tendenze musicali degli anni a venire può considerarsi lo spirito dominante dei successivi dischi del Project: una sorta di versione aggiornata e personale del "progressive rock", altrimenti avviato al tramonto, che mescola appunto rock (qui sconfinante addirittura nello "hard"), elettronica, funk e citazioni pop di vario genere con chiare influenze "colte", classiche e contemporanee, e una certa tendenza al musical che qua e là affiora nella loro restante produzione a volte anche con una certa preponderanza.
Nel 1987, Alan Parsons ne farà uscire una versione con un missaggio revisionato e alcune sovraincisioni, tra le quali spicca la narrazione di "nientepopodimenoché" Orson Wells che declama, nel suo inconfondibile stile asciutto eppure maestoso, i testi di Poe: https://www.youtube.com/watch?v=KLfVAsNHZP4

Il 1977 è l'anno che eleva l'Alan Parsons Project al pieno successo grazie ad "I Robot", ispirato al racconto omonimo di Isaac Asimov e che mostra in copertina il disegno di un robot gigante all'interno del Centre Pompidou di Parigi:

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Nell'album si nota molto l'alternanza tra tracce giustamente "cibernetiche", come la famosa titletrack, ed altre melodiche o direi quasi melò come "Don't let it show", mentre certe tendenze funky virate alla "space age", evidenti in un "pezzone" come "The Voice" reminescente di "Papa was a Rolling Stone" dei Temptations, sconfinano addirittura nella "disco" con la hit "I wouldn't want to be like you" il cui video, trasmesso in quell'anno da qualche tv locale romana, e probabilmente altrove in Italia, è il primo che ricordi di una qualsiasi canzone e mi procurava anche una certa inquietudine:



Seguiranno poi altri album di successo come "Pyramid" (1978), "Eve" (1979), "The Turn of a Friendly Card" (1980), e l'apice della popolarità rappresentato da "Eye in the Sky" del 1982 trascinato dall'omonimo brano, divenuto ormai un classico della canzone mondiale, e dagli strumentali "Sirius" e "Mammagamma".
I dischi a seguire saranno un conferma, soprattutto il successivo "Ammonia Avvenue" del '84 con il tormentone "Don't answer me", palese omaggio allo stile "Wall of Sound" di Phil Spector che rese immortali hit come "Be My Baby" delle Ronettes e che segnò probabilmente l'ultimo exploit commerciale del Project, presente comunque nelle classifiche degli anni seguenti fino ad almeno il 1987; ma questa è un'altra storia, non più settantiana.
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da Sponsor Anni70 » lun 20 lug 2015, 22:50

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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda RebekahMikaelson » lun 20 lug 2015, 22:50

Non conoscevo questa band, ma mi sembra di averne comunque già sentito il nome da qualcuno in famiglia. The raven è molto particolare: unisce Poe ad una musica da sci-fi! Bello anche l'album intero che hai linkato, compreso il video (il corvo mi ha anche fatto ricordare del "mio" Nevermore: un corvetto orfano che ho cresciuto e poi liberato e che ora vive felice sulle colline vicino ad un castello). Vorrei provare a fare un esperimento con l'album: ascoltarlo mentre leggo i racconti di Poe. A proposito dell'altro video, è vero, qualcosa di creepy ce l'ha ;)
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda barbatrucco » lun 20 lug 2015, 23:11

Guarda, da piccolo mi metteva un'inquietudine che non riuscivo nemmeno a spiegarmi troppo bene, se non per questa figura scura che voleva rappresentare un automa e prendeva a bruciare: la musica mi piaceva, ma era davvero strano ritrovarsi tutti i giorni di quella tranche del 1977 a pranzare con delle immagini così inusuali. Però oggi, a suo strano modo, è un bel ricordo che fa parte dell'atmosfera irripetibile di quegli anni e che posso sentire rivedendo questo video.
In effetti, leggere Poe con il commento sonoro di quell'album (poi magari posterò il video della versione anni '70, se lo trovo) potrebbe essere un esperimento interessante, e hai fatto bene a sottolineare la particolarità di accostare, in The Raven, una poesia di gusto gotico a delle sonorità schiettamente elettroniche e fantascientifiche: veramente un esperimento, riuscitissimo, figlio del suo tempo, quando si tentavano accostamenti e contaminazioni teoricamente improbabili ma che spesso funzionavano nella pratica, dato che l'essenza gotica e misteriosa del racconto rimane; e l'uso di sonorità "cibernetiche", in particolare del "vocoder" sulla voce, e il senso generale di ambientazione "sci-fi" è veramente in linea con quegli anni in cui la fantascienza, dopo la conquista dello spazio e della Luna, riprese vigore, e fortuna volle che quel 1977 fu anche l'anno di "Guerre Stellari".
Comunque, a proposito dell'accostamento tra Poe e "sci-fi", merita una citazione il bellissimo racconto "Maelstrom II" di Arthur C. Clarke che cita espressamente il "Maelstrom" di Edgar facendone una sorta di libera reinterpretazione in chiave spaziale e che, pur risalendo al 1962, fu pubblicato da noi solo nel 1977 (l'anno ritorna!) su un numero speciale della famosa rivista di settore "Robot" (fra l'altro, a quanto mi risulta, l'unica traduzione italiana della raccolta di Clarke "Wind from the Sun" intitolata appunto "Vento solare" come l'omonimo racconto).

RebekahMikaelson ha scritto:il corvo mi ha anche fatto ricordare del "mio" Nevermore: un corvetto orfano che ho cresciuto e poi liberato e che ora vive felice sulle colline vicino ad un castello


Splendido aneddoto em_happy
Ultima modifica di barbatrucco il gio 30 lug 2015, 23:32, modificato 1 volta in totale.
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda lisa jean » mar 21 lug 2015, 6:33

barbatrucco ha scritto:Tra i personaggi di rilievo nella storia della musica pop in senso ampio e alto, Alan Parsons è uno di quelli che occupa un posto molto particolare.

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Nato a Londra nel 1948 e appassionatosi fin da bambino allo studio della musica, iniziò giovanissimo a lavorare come ingegnere del suono ai celebri Abbey Road Studios collaborando al quasi omonimo disco dei Beatles pubblicato nel 1969, per poi mettere la firma come ingegnere del suono effettivo su, fra gli altri, due capolavori dei Pink Floyd come "Atom Heart Mother" e "The Dark Side of the Moon" nonché su alcuni dischi di Al Stewart e in particolare sui classici album "The Year of the Cat" e "Time Passages", per non parlare di "Rebel" di John Miles trainato da un altro grande e memorabile successo come "Music".
Caratteristico nell'espandere il suo ruolo di ingegnere a quello di produttore di fatto grazie alle sue conoscenze sia tecnologiche che strettamente musicali, tanto che in diversi lavori svolse ufficialmente entrambi i compiti, aveva creatività sufficiente per farsi stare stretto il ruolo, di per sé non piccolo, di autodefinitosi "regista della sala d'incisione", desiderando dopo qualche anno un suo progetto musicale.
Questa aspirazione divenne realtà grazie all'incontro con il compianto Eric Woolfson, avvocato dal bel timbro vocale e con una parallela carriera di autore di canzoni che aveva nel cassetto alcuni brani ispirati all'opera di Edgar Allan Poe, ed è così che i due, unendo la loro creatività e scrivendo altro materiale, registrarono "Tales of Mystery and Imagination" pubblicato nel 1976: l'album si avvaleva di collaboratori di prima categoria quali i cantanti Arthur Brown dell'omonimo Crazy World (quello che si esibiva con una pira di fuoco in testa cantando "Fire") e Terry Sylvester degli Hollies, le band Ambrosia e Pilot con cui l'ingegnere aveva già lavorato, il citato John Miles e molti altri; ma, naturalmente, il nucleo creativo e strumentistico essenziale risiedeva e continuerà a risiedere nel duo Parsons-Woolfson, con quest'ultimo a fungere anche da cantante come spesso farà in futuro.
L'album contiene il primo classico, probabilmente, del "progetto": "The Raven", ispirato come è ovvio alla poesia di Poe.



"Tales of Mystery and Imagination" traccia le rotte di quello che con gli adattamenti sonori dovuti alle tendenze musicali degli anni a venire può considerarsi lo spirito dominante dei successivi dischi del Project: una sorta di versione aggiornata e personale del "progressive rock", altrimenti avviato al tramonto, che mescola appunto rock (qui sconfinante addirittura nello "hard"), elettronica, funk e citazioni pop di vario genere con chiare influenze "colte", classiche e contemporanee, e una certa tendenza al musical che qua e là affiora nella loro restante produzione a volte anche con una certa preponderanza.
Nel 1987, Alan Parsons ne farà uscire una versione con un missaggio revisionato e alcune sovraincisioni, tra le quali spicca la narrazione di "nientepopodimenoché" Orson Wells che declama, nel suo inconfondibile stile asciutto eppure maestoso, i testi di Poe: https://www.youtube.com/watch?v=KLfVAsNHZP4

Il 1977 è l'anno che eleva l'Alan Parsons Project al pieno successo grazie ad "I Robot", ispirato al racconto omonimo di Isaac Asimov e che mostra in copertina il disegno di un robot gigante all'interno del Centre Pompidou di Parigi:

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Nell'album si nota molto l'alternanza tra tracce giustamente "cibernetiche", come la famosa titletrack, ed altre melodiche o direi quasi melò come "Don't let it show", mentre certe tendenze funky virate alla "space age", evidenti in un "pezzone" come "The Voice" reminescente di "Papa was a Rolling Stone" dei Temptations, sconfinano addirittura nella "disco" con la hit "I wouldn't want to be like you" il cui video, trasmesso in quell'anno da qualche tv locale romana, e probabilmente altrove in Italia, è il primo che ricordi di una qualsiasi canzone e mi procurava anche una certa inquietudine:



Seguiranno poi altri album di successo come "Pyramid" (1978), "Eve" (1979), "The Turn of a Friendly Card" (1980), e l'apice della popolarità rappresentato da "Eye in the Sky" del 1982 trascinato dall'omonimo brano, divenuto ormai un classico della canzone mondiale, e dagli strumentali "Sirius" e "Mammagamma".
I dischi a seguire saranno un conferma, soprattutto il successivo "Ammonia Avvenue" del '84 con il tormentone "Don't answer me", palese omaggio allo stile "Wall of Sound" di Phil Spector che rese immortali hit come "Be My Baby" delle Ronettes e che segnò probabilmente l'ultimo exploit commerciale del Project, presente comunque nelle classifiche degli anni seguenti fino ad almeno il 1987; ma questa è un'altra storia, non più settantiana.

Davvero un post molto ricco! Intanto, bello ricordare en passan due grandi successi dei Settanta come "Music" di John Miles e "The year of tha cat" di Al Stewart: dunque c'era dietro Alan Parsons! Non lo sapevo. Splendido il brano "The raven", che mi pare restituisca molto bene (seppure, ovviamente, vista la differenza dei mezzi espressivi, solo in parte) l'atmosfera cupa e decadente della lirica del mio amatissimo Poe. Non apprezzo particolarmente i concept album, però è interessante l'accostamento proposto di Poe a Welles ( l'introduzione di Welles e il titolo ricordano il coevo telefilm del quale abbiamo discusso nella sezione apposita ;) ). Siamo OT, però il brano "Don't answer me" mi piaceva, soprattutto il video!
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda barbatrucco » mar 21 lug 2015, 22:27

E' giusto ribadire che la versione dell'album in cui spicca la narrazione di Wells è del 1987, anche se le registrazioni sono le stesse degli anni '70 sottoposte a remissaggio e qualche sovraincisione, compresa appunto la voce del Maestro Orson; ma il riferimento alla serie antologica presentata dal grande attore e regista calza particolarmente, e l'operazione parsonsiana in sé, pur risalendo agli anni '80 inoltrati, sa molto di Decennio.
Questi che seguono sono i lati 1 e 2 dell'originale disco settantiano:







Anch'io trovo deliziosa l'ottantiana "Don't answer me" e il video annesso: c'è un chiaro sapore anni '60 reinterpretato però in chiave pesonale 8-)
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda RebekahMikaelson » gio 23 lug 2015, 22:01

Ho visto anche il video originale (sinceramente non avevo capito che quello di prima non lo fosse) e devo dire che lo preferisco: è gotico al punto giusto! :)
Ho notato tra l'altro l'immagine dell'albero spoglio in controluce, simile a quello che si vedeva anche in un video di Brian Eno di cui si parlava in un altro topic; ricordano entrambi quello che si vede nel video maledetto di The ring. E' possibile che il regista si sia ispirato a questi video 70s?
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda barbatrucco » gio 23 lug 2015, 22:05

C'è un video originale di The Raven? Non lo sapevo (a meno che non ti riferisca ai video che ho postato nell'ultimo post riferiti solo all'audio della versione originale dell'album pubblicato nel '76 e non al rimaneggiamento anni '80 delle registrazioni seventies che comprende l'aggiunta della voce di Wells e pubblicato più di dieci anni dopo) ma quanto alla tua domanda è possibile, in fondo il concetto di The Ring ha qualcosa di seventies :)
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda RebekahMikaelson » gio 23 lug 2015, 22:22

No, di The raven purtroppo non so se c'è. Quello che volevo dire è che i video dell'album del 1976 che si vedono qui in fondo mi piacciono di più di quello anni 80 del link che si trova nel primo messaggio del topic.
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda barbatrucco » ven 24 lug 2015, 15:11

In effetti le immagini che l'utente ha scelto per la versione originale dei "Tales" sono più appropriate, anche se, quasi sempre, con questi video e con la musica in genere preferisco lasciare andare l'immaginazione ai soli suoni, senza nulla togliere a certi video ufficiali in cui c'è una bella combinazione tra canzone e immagine.
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Re: The Alan Parsons Project

Messaggioda Betelgeuse » gio 30 lug 2015, 22:09

Sigla importante nel panorama rock dell'epoca, e personaggio peculiare e decisamente originale.
Mentre riconosco l'enorme importanza che ha rivestito nell'evoluzione in senso " tecnico " del rock, con le sue trovate, i suoi studi, le sue intuizioni, dal punto di vista strettamente artistico non so davvero che dire.
Non ho seguito il suo repertorio, né analizzato i suoi lavori: pertanto non mi sento di fare una disamina, tanto più che ci ha già pensato, con dovizia di particolari, barbatrucco, a cui evidentemente Alan Parson piace.
A me, sinceramente, non ha mai destato curiosità più di tanto.
Ma un nome importante, sicuramente lo è.
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